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Etica del Fotoritocco

Riprendendo un articolo che abbiamo pubblicato qualche settimana fa, sui Concetti di bellezza, cultura ed estetica per i fotoritoccatori di beauty, volevamo porre l'attenzione su una questione che interessa “moralmente” tutte le figure che ruotano attorno alla realizzazione di una immagine. Partendo dal committente, passando per il fotografo, continuando con il ritoccatore e finendo con la percezione del pubblico, sempre più spesso, a causa delle feroci critiche scagliate contro la manipolazione delle immagini, viene da chiedersi: esiste un'etica del fotoritocco?

L'argomento è sicuramente spinoso in quanto il rischio di addentrarsi in laboriose speculazioni che toccano le opinioni personali è decisamente alto: lo scopo della nostra dissertazione infatti, non è dare giudizi, ma fare alcune valutazioni in merito a questa questione.

Negli ultimi anni abbiamo osservato un aumento sempre crescente di critiche mosse alle nuove tecnologie e ai nuovi software di elaborazione di immagini, dando in qualche modo per scontato che tale “problema” sia soltanto il prodotto dell'era tecnologica e del mondo moderno. Ma se solo ci soffermassimo a guardare con attenzione il nostro passato,  potremmo osservare che sin dagli albori non solo della fotografia, ma della rappresentazione umana, nelle sue varie espressioni artistiche, l'artista ha sempre cercato di rappresentare il suo soggetto ispirandosi ai canoni di bellezza suggeriti dal contesto sociale del momento.

Se analizziamo la fotografia analogica (che dai più viene posta in antagonismo a quella digitale quanto a “veridicità”) scopriamo che sin dai primordi dello sviluppo e stampa in camera oscura, sono stati utilizzati molti accorgimenti per modificare l'immagine finale: si cercava di drammatizzare o illuminare un paesaggio aumentandone la luminosità o il contrasto, di utilizzare pennini per cancellare elementi come peli, capelli, rughe o doppi menti, per arrivare a veri e propri fotomontaggi utilizzando elementi di corpi differenti presi da scatti differenti. Per dare un esempio, uno dei falsi storici più noti nella storia della fotografia, riguarda  il 16° presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln, la cui testa fu “montata” sul corpo del senatore John Calhou. Nel caso specifico, il montaggio si rese necessario in quanto non esisteva  una foto in cui il presidente fosse ritratto nel giusto "atteggiamento eroico", come si conveniva a un uomo del suo calibro, mentre l'immagine di Calhoun aveva proprio le caratteristiche adatte al caso.  

Che sia per propaganda politica, per raffinata curiosità artistica (vedi le sperimentazioni del dadaismo, le manipolazioni di Man Ray o i fotomontaggi di Wanda Wulz nei primi del '900 FOTO)    

o per motivi di carattere commerciale (vedi il fotomontaggio eseguito per la copertina del National Geographic in cui venne modificata una foto orizzontale delle piramidi della Piana di Giza per adattare l'immagine al formato verticale della copertina, “avvicinando” le due piramidi nello scatto)

è innegabile che la manipolazione delle immagini non solo sia sempre esistita, ma si sia evoluta di pari passo dello sviluppo tecnologico in campo fotografico. Nonostante questa verità, è innegabile che a livello di percezione da parte del pubblico, esiste una sorta di denigrazione relativa all'immagine digitale, in quanto essa prescinde dalla sua tecnica  ed è come se fosse un “non essere” dell’immagine.

Se partiamo dal presupposto che la fotografia è una rappresentazione di quello che il fotografo sta vedendo nel momento dello scatto, è facile intuire che lo strumento, sia esso analogico o digitale, non sia in grado di catturare esattamente quello che la mente percepisce, sia dal punto di vista  tecnico, ma anche da quello puramente emozionale.

Di fronte all'immagine, la domanda che deve porsi lo spettatore  non è quale sia la “manipolazione” perché la “manipolazione”, poco o tanto che sia, è inevitabile. E’ insita nella tecnologia stessa e c’è sempre stata. La domanda è piuttosto quanto questa “manipolazione” distorce il senso delle cose, lo amplifica o riduce, lo rende falso, difficile se non impossibile, semplicemente “non vero”.

Tralasciando in questa sede il discorso sulla fotografia di reportage e concentrando le nostre osservazioni sulla fotografia di moda e beauty, possiamo sicuramente asserire che questo ambito è quello che negli ultimi anni è stato maggiormente sotto i riflettori di una critica a volte spietata.

Le complesse e articolate tematiche che si sviluppano attorno al mondo della rappresentazione fotografica legata alla moda sono state, negli ultimissimi anni, sicuramente condizionate dall'esplosione dei social media, un universo complesso, all'interno del quale non esiste più il confine tra il pubblico e il privato. Le immagini vengono scattate, modificate con le più svariate applicazioni e diffuse rapidamente in tutto il globo. Secondo alcune stime elaborate da società esperte in ambito statistico, le fotografie che vengono scattate e condivise sono più di 3500 ogni minuto, ovvero ben 5 milioni di immagini al giorno, e molto spesso le fotografie sono scattate appositamente per essere condivise subito dopo lo scatto. Dunque la fotografia ora non è più prodotta dal gesto dello scatto, ma a questo gesto ne seguono tanti altri quali la post-produzione e la condivisione che sono diventati ormai tanto importanti quanto il primo. La fotografia è diventata una sorta di performance che alimenta fra loro svariate interazioni e l’occhio è solo uno dei protagonisti, capace di innescare la partecipazione di tutti gli altri sensi.

E' capitato spesso di leggere nelle pagine di cronaca, di profonde critiche mosse da personaggi politici o del mondo dello spettacolo, contro gli eccessi del fotoritocco soprattutto parlando delle manipolazioni della figura femminile, alterazioni che contribuiscono a non realistiche aspettative sull’appropriatezza dell’immagine del corpo della donna specialmente tra le adolescenti che non hanno ancora sviluppato, o non svilupperanno mai, un senso critico.

Che si tratti di adolescenti o di donne più mature, è innegabile che questo bombardamento continuo di immagini provenienti dai più disparati canali, metta nella complessa condizione di doversi, volenti o nolenti, confrontare con l'immagine della femminilità che viene proposta (parliamo ovviamente di immagine femminile in quanto la fetta di mercato che si rivolge alle donne è enormemente superiore rispetto a quella maschile).

Ed è proprio questo il cardine della questione: il modello proposto. Con l’ampliarsi del numero di foto pubblicate online è facile reperire una molteplicità di scatti sui più diversi soggetti. Questo amplia la scelta nelle redazioni che diventa, però, assai difficile; i bravi fotografi professionisti devono confrontarsi con moltissimi fotografi non professionisti che spesso non hanno vincoli etici e pratici nel modificare le foto liberamente caricando il mercato di immagini non di qualità.

Quindi il punto focale di tutta questa discussione è che il problema NON sta nel fotoritocco ma nella cattiva gestione che continua ad essere fatta da fotografi e ritoccatori non professionisti che invadono il mercato con prodotti di scarsa qualità.

La relativa facilità con cui oggi è possibile acquisire un computer, una macchina fotografica e un programma di elaborazione di immagini, ha fatto sì che un  numero molto alto di persone si proponga sul mercato come professionista, per il solo fatto di possedere questa tecnologia. Ma sarebbe come dire che basta comprare un violino per essere un concertista, ed è abbastanza evidente che così non è.

Il mercato necessita di educazione: i clienti, se non sono esperti di fotografia e ritocco digitale e richiedono modificazioni eccessivamente pesanti sulle immagini, vanno educati e va mostrata loro la differenza tra un fotoritocco che esalta la bellezza del soggetto e una che ne stravolge completamente le fattezze arrivando, spesso, a creare figure al limite del grottesco.

Poichè riteniamo che l'immagine correttamente ritoccata sia più efficace delle pesanti manipolazioni effettuate da sedicenti professionisti, è fondamentale che ci siano sempre più esperti del settore in grado di realizzare post produzioni di qualità.

Questo permetterebbe, non solo alle aziende, di mantenere uno standard qualitativo molto alto, ma ridurrebbe drasticamente le critiche imperanti che da anni segnano inesorabilmente questo settore, svilendo a volte, una professionalità acquisita con studio e costanza.

Chiara Camera

 

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