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Concetti di bellezza, cultura ed estetica per i fotoritoccatori di beauty

Il concetto di bellezza, da sempre suscita opinioni mutevoli e discordanti. Filosofi e artisti, nel corso della storia, hanno dedicato le proprie esistenze cercando di rappresentare il “concetto” di bellezza attraverso le loro opere. Sicuramente l'argomento presenta questioni spinose, perchè da sempre si dibatte sul concetto di bellezza assoluta e se essa possa essere tradotta in un canone comune.

Se è vero che l'essere umano è naturalmente attratto da ben definite proporzioni, riconducibili a sottili equilibri matematici dei volumi e precise regole formali (vedi ad esempio il Canone di  Policleto e la sezione aurea), va sicuramente detto che la percezione della bellezza, soprattutto riferita al corpo femminile, ha subito notevoli trasformazioni nel corso della storia.

La storia dell'arte ha testimoniato questa evoluzione del gusto e oggi possiamo assistere ad una incredibile varietà di esempi a volte tra loro opposti, tanto da far pensare che non esista un canone “assoluto”.

Attraverso i secoli, la percezione della femminilità, e la conseguente rappresentazione, ha costantemente oscillato tra l'attrazione erotica e l'idea di castità. Dalle forme rotonde e sensuali  dell'antichità classica ai corpi evanescenti della pittura medievale come simbolo di purezza in contrapposizione alle passioni carnali, per poi ritornare alle procaci bellezze dell'età rinascimentale.

Dai corpi logilinei, quasi androgini delle donne degli anni '20 del '900, che cominciano ad affermare la propria libertà dai pudori costrittivi del secolo precedente alle pin up dalle forme fatali degli anni '50.

E oggi? Quali sono i canoni di bellezza nell'era digitale e della post produzione?

La bellezza della figura femminile, da sempre è stata valutata sulla base di un modello ideale, i cui canoni sono stati dettati dal contesto storico, sociale ed economico e una donna è considerata bella quanto più si avvicinava a tale modello.

Un modello, soggetto non solo ai ai mutamenti della società e della cultura del momento, ma anche della percezione che ogni popolo del pianeta ha acquisito ed evoluto nel corso del tempo.

Un esperimento interessante è stato svolto da una giornalista americana, Hester Honig, che ha realizzato il progetto Before & After. Dopo essersi scattata una foto in primo piano, la Honig, ha contattato una serie di ritoccatori amatoriali in giro per il mondo con una sola richiesta : “rendimi bella” con l'obbiettivo di mettere a confronto i canoni di bellezza dei singoli paesi.

Il risultato è alquanto sorprendente, viste le enormi differenze riscontrate dalle varie immagini prodotte.

Ma è proprio vero che la percezione della bellezza sia così diversa da un paese all'altro?

Quanto ha pesato il gusto personale rispetto alla percezione di una sorta di modello ideale?

Riguardando le foto postprodotte, possiamo notare che, molte di esse, rasentano quasi la caricatura, dimostrando un utilizzo degli strumenti digitali eccessivo e talvolta mal eseguito.

Cosa sarebbe successo se, invece di affidare l'immagine ad un gruppo di ritoccatori amatoriali, la stessa foto fosse stata postprodotta da dei professionisti?

Non possedendo un riscontro in tal senso, non possiamo dare una risposta certa, ma possiamo traslare la nostra ricerca sulle immagini di riferimento di brand internazionali con le relative campagne ADV in giro per il mondo.

Sia nel campo della moda che della cosmetica, confrontando le campagne pubblicitarie e le immagini utilizzate all'interno dei siti istituzionali, possiamo notare che, pur utilizzando donne dai tratti somatici diversi, le tipologie, i modelli di donne selezionate, non sono poi così diversi.

Non troviamo più foto ritoccate pesantemente come nel primo caso, ma immagini che propendono per un'esaltazione della naturalezza, abbandonando in parte la patinatura così famosa e richiesta negli anni passati. Pur nella loro diversità (colore della pelle, colore di capelli, forma degli occhi), queste donne rispondono a quelle famose proporzioni, equilibri e regole che costantemente di ripropongono attraverso i secoli.

Affrontando il discorso, molto complesso, del fotoritocco professionale, dobbiamo sicuramente prendere in considerazione due elementi ugualmente importanti: la preparazione tecnica (e la necessaria attrezzatura) e l'educazione visiva.

Tralasciando momentaneamente il primo tema, che affronteremo in seguito, vogliamo concentrarci sulla necessità, per chi si approccia al ritocco fotografico della capacità di vedere, nell'immagine riprodotta digitalmente, la traduzione del momento storico e sociale che essa rappresenta.

Sicuramente oggi viviamo in un contesto di globalizzazione che ha avvicinato non solo le distanze fisiche, ma soprattutto quelle culturali e il proliferare dei social media ha contribuito in maniera massiccia ad una nuova evoluzione del concetto di bellezza.

Oggi non sono solo i grandi stilisti a imporre i canoni (che per decenni hanno condizionato l'immaginario collettivo di uomini e donne), ma tutti coloro, che, dettati da un desiderio profondamente narcisistico, riescono ad imporre la propria presenza nel web, modificando repentinamente l'andamento del mercato.

Ed ecco un ulteriore spostamento verso un nuovo concetto di bellezza che vede la donna celebrata ed esaltata con naturalezza, che presenta imperfezioni, che invece di essere prontamente eliminate, ne diventano elementi caratteristici imprescindibili.

Questa massa di informazioni contrastanti in continuo cambiamento, il grande mare del web dove impera il “tuttologismo”, ha prodotto un proliferare di freelance che, nella costante guerra di prezzo sul mercato, operano spesso, senza cognizione di causa. Il risultato spesso si traduce in immagini così pesantemente ritoccate da sembrare irreali e caricaturali.

L'abilità di chi affronta un percorso professionale di postproduzione digitale, sta, nel saper cogliere le sfumature sottili e continue, le trasformazioni culturali e, pur attingendo al proprio gusto personale, saper riconoscere quel limite esile che separa un lavoro ben svolto da una parodia.

Un percorso che richiede non solo lo studio delle tecnologie adatte ad affrontare correttamente questo lavoro, ma un'educazione visiva in grado di creare una coscienza critica che possa far fronte alle mutevoli trasformazioni dettate dal mercato.

 

Chiara Camera

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