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BUONE PRATICHE DI FOTORITOCCO: l'importanza dello ZOOM

In uno degli articoli precedenti, abbiamo parlato di alcuni errori comuni che vengono commessi soprattutto da utenti alle prime armi che si approcciano all'utilizzo di Photoshop.

Può capitare, però, che anche alcuni professionisti del settore, magari per eccesso di zelo  eseguano delle operazioni che rischiano di rallentare il proprio flusso di lavoro, con il rischio di vedere compromesso una parte del risultato.

In  questo articolo vorremmo affrontare l'importanza del corretto utilizzo dello zoom durante il fotoritocco analizzando i seguenti elementi.

 

Distanza di osservazione

Il modo in cui nostro occhio percepisce l'immagine è strettamente dipendente dalla distanza di visione e dalla dimensione fisica di quello che stiamo osservando.

Per fare un esempio pratico, immaginiamo di guardare un dipinto ad olio in un museo. Avvicinandoci molto alla tela, saremo in grado di percepire nettamente le screpolature della superficie pittorica, le pennellate e addirittura la texture della tela. Ma basta fare un passo indietro per rendersi conto che già ad una breve distanza, i particolari così netti visti a pochi centimetri, cominciano a non essere più percettibili. Allontanandoci ancora, la percezione dei dettagli visibili continua a cambiare.

 

Texture

 Abbiamo appena accennato alla texture della tela che possiamo essere in grado di percepire osservando un quadro da una distanza molto ravvicinata, quindi riferendoci alla superficie e alle sue caratteristiche.

Parlando di fotografia, il modo in cui percepiamo una superficie, come ad esempio il volto del nostro soggetto, è direttamente conseguente alla sorgente luminosa, all'intensità e all'angolazione con cui essa cade su ciò che stiamo osservando. Una superficie irregolare, sotto una luce laterale non diffusa ma diretta, presenterà un contrasto maggiore tra le zone di luce e ombra rispetto alla medesima superficie illuminata da una fonte luminosa più morbida e magari più frontale.

E' quindi ovvio che in alcune condizioni, i dettagli siano più visibili tanto da far pensare che la texture, la trama della superficie che stiamo analizzando si riferisca solo ai dettagli visti molto da vicino, ma in realtà essa rappresenta l'interezza dell'area che stiamo osservando, indipendentemente dalla distanza di osservazione 

 

 

Risoluzione dell'immagine e densità di pixel 

Senza addentrarci in questioni spinose sul tema delle definizioni, quando parliamo di risoluzione di un'immagine, possiamo sostenere che questa determina il numero di punti per unità di superficie, espressa in punti per pollice.

In maniera semplicistica possiamo quindi affermare che un'immagine ad alta risoluzione ha un alto numero di dati/informazioni e con essi un numero maggiore di dettagli. Ma quando si osservano le immagini digitali, va presa non solo in considerazione la risoluzione dell'immagine stessa, ma anche quella del supporto (e quindi dello schermo) sul quale si sta visionando la foto.

Inoltre non dobbiamo dimenticarci di tenere conto della distanza tra gli occhi dello spettatore e lo schermo o in generale la distanza dall'oggetto osservato. L'insieme di queste informazioni, definisce il modo in cui l'osservatore può identificare i dettagli e percepire un'immagine nel suo insieme. Ad esempio, i telefoni cellulari di ultima generazione hanno schermi ad alta risoluzione (quindi con un'alta densità di pixel), ma tali schermi sono comunque di piccole dimensioni, quindi ad una normale distanza di visione, sarà molto difficile percepire dettagli di piccola entità.

 

La battaglia dei Megapixel

 Uno dei primi dati tecnici che viene enunciato da parte dei produttori di fotocamere digitali (siano esse apparecchiature professionali, amatoriali ma anche fotocamere presenti nei moderni smartphone) è la risoluzione del sensore, comunemente misurata in Megapixel.

La maggior parte delle attrezzature fotografiche, oggi, sono realizzate in modo da generare file con un numero di informazioni e dettagli tali, da permetterne la stampa di grandi dimensioni senza generare il problema della pixellizazione se osservate da vicino. Sfortunatamente, i display digitali non si avvicinano a fornire lo stesso livello di prestazioni, quindi, a meno di non avere la necessità di realizzare delle gigantografie, normalmente non esiste una reale utilità nell'avere tutte queste informazioni aggiuntive.

Inoltre, è fondamentale rendersi conto che oggigiorno, la maggior parte delle immagini digitali sono visualizzate su Internet, dove sono ridimensionate considerevolmente per garantire la velocità di visualizzazione e non appesantire eccessivamente le pagine web.

Ad esempio, Facebook ha una risoluzione massima consentita di 2048 x 2048 pixel , ma il formato della maggior parte delle immagini non è quadrato ma rettangolare, quindi è più facile avvicinarsi ad una dimensione paragonabile al valore di 2048 x 1365 pixel, comunque ben al di sotto della risoluzione massima generata dai sensori delle fotocamere moderne.

Indipendentemente dalle restrizioni dei canali social, va comunque anche tenuto conto che la maggior parte dei monitor, supportano una risoluzione Full HD (1920 x 1080) e che, tranne nei rari casi di possessori di monitor 4k, l'immagine visualizzata avrà una risoluzione superiore a quella del monitor. E' facile ritenere, quindi, che molti dei dettagli della foto andranno persi durante la visualizzazione da parte della maggior parte degli utenti.

 

Il “sovrautilizzo” della separazione di frequenza

 Questa tecnica, largamente diffusa negli ultimi tempi, rappresenta uno dei passaggi  fondamentali del processo di fotoritocco, ma come abbiamo ripetutamente detto, non esiste la tecnica magica, ma solo potenti strumenti che vanno saputi dosare con abilità data da una profonda conoscenza dello strumento.

Come molti di voi sapranno, la separazione delle frequenze, consiste proprio nel separare l'immagine su due livelli distinti, detti appunto frequenze; sul primo dei due (detto alta frequenza) verranno elaborati i dettagli, mentre colori e toni verranno rifiniti sull'altro livello (detto bassa frequenza).

Tuttavia, se non usato nel modo corretto, questo strumento può rivelarsi controproducente. Come spiegato in precedenza, la texture, ad esempio quella della pelle del nostro soggetto in primo piano, è rappresentata dalla sua interezza e non solo dai dettagli. Quindi, lavorando ad una distanza non corretta, o con uno zoom eccessivo o magari ad una risoluzione sbagliata, il rischio è quello di perdere i dettagli della texture ottenendo un'immagine sfocata. E' fondamentale capire come i due livelli interagiscano tra loro per generare, a diversi fattori di ingrandimento, immagini di alta qualità.

Quindi... il risultato di tutte queste considerazioni, ci conduce al medesimo punto.

Bisogna essere sempre consapevoli di quale sarà il “punto di arrivo” del nostro progetto digitale e tarare il nostro flusso di lavoro sulle effettive necessità.

Ricapitolando:

Ricordarsi di modificare spesso i fattori di ingrandimento durante le lavorazione, e non passare troppo tempo ritoccando maniacalmente al100%

Valutare l'immagine nel complesso e non solo nel dettaglio, quindi adattandola alle dimensioni dello schermo per poterla apprezzare a livello globale.

 

Chiara Camera

 

 

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