💥Nuovo corso disponibile: IA IN PHOTOSHOP: DA ESECUTORE A DIRETTORE CREATIVO - Scopri di più. 💥

Come si modifica la luce del sole per i ritratti in luce naturale

Il sole non si sposta e non si regola. Per questo, in un ritratto in luce naturale, non lavori sul sole ma sulla posizione del tuo soggetto e quello che gli metti intorno. Quattro operazioni bastano a controllarlo: diffonderlo per ammorbidirlo, rifletterlo per schiarire le ombre, sottrarlo con bandiere nere per dare forma, correggere la luce colorata che rimbalza dall'ambiente. Capisci e padroneggia queste quattro e la luce naturale smette di essere una variabile fuori controllo.

La maggior parte dei fotografi alle prime armi pensa che la luce naturale sia la più facile. È vero il contrario, il fatto che sia sempre disponibile durante il giorno e che sia gratis non la annovera tra le più facilmente controllabili. Con un flash da studio decidi tu tutto: potenza, direzione, qualità, colore. Con il sole parti da una sorgente che non puoi né spegnere né muovere, e devi imparare a piegarla. Questo articolo ti spiega come, partendo dalla fisica, arrivando agli strumenti concreti che porto in trasferta.

Perché il sole è una luce difficile da gestire?

Il sole diretto, a cielo sereno, è una luce dura. Sembra un paradosso, perché è l'oggetto più grande che illumina i tuoi ritratti, ma la durezza di una luce non dipende dalla sua dimensione reale: dipende da quanto appare grande in relazione al soggetto.

Il sole ha un diametro di circa 1,4 milioni di chilometri, ma si trova, in media, a quasi 150 milioni di chilometri da noi. Visto dalla Terra, occupa appena mezzo grado di cielo. È quel mezzo grado che conta. Una sorgente che appare piccola produce ombre dure, con un bordo netto e un passaggio brusco dalla luce all'ombra. Una sorgente che appare grande produce ombre morbide, con un passaggio graduale tra luci e ombre. Il sole, nonostante le sue dimensioni reali, dal punto di vista del tuo soggetto è una sorgente piccola. Quindi è dura.

Questa è la regola che governa tutto il resto. La qualità della luce non è una proprietà fissa della sorgente. È quanto grande appare la sorgente rispetto al soggetto, cioè la sua dimensione angolare. A determinarla sono la dimensione reale e la distanza, insieme. Ed è esattamente la leva su cui agirai per modificare il sole.

C'è una seconda caratteristica del sole che è utile conoscere. La sua distanza è talmente enorme che, sul tuo set, la luce è di fatto costante nello spazio. Se sposti il soggetto di due metri, l'esposizione non cambia in modo percepibile, a meno che tu non lo posizioni all'ombra, ma questo è un altro discordo. Con un flash, due metri in più o in meno cambiano tutto, perché la luce perde d'intensità, soprattutto nei primi metri. Con il sole no, e questo ti dà una stabilità che una sorgente artificiale non ti regala mai.

Quali sono le due facce del sole con cui devi fare i conti?

Quando lavori all'aperto, il sole ti si presenta quasi sempre in una di due modalità, ed entrambe sono un problema se le subisci invece di gestirle.

La prima è il sole pieno e diretto. Luce durissima, contrasto altissimo, ombre nere e taglienti sotto naso e mento, e un soggetto che strizza gli occhi, perché non riesce a tenerli aperti. È la luce di mezzogiorno d'estate, bellissima per i paesaggi e crudele per i volti.

La seconda è il cielo coperto. Le nuvole funzionano come un gigantesco diffusore naturale e trasformano il sole in una luce morbida e avvolgente. Sembra l'ideale, ma ha un difetto: è una luce tendenzialmente piatta, che arriva soprattutto dall'alto e senza una direzione abbastanza netta da disegnare il volto. Senza una direzione chiara, un ritratto perde tridimensionalità e profondità.

La verità è che nessuna delle due, presa così com'è, è una luce che valorizza il volto. Il lavoro del fotografo è prendere il sole come te lo dà la giornata e renderlo utilizzabile. Vediamo come.

Come si ammorbidisce la luce del sole?

Si ammorbidisce con la diffusione, cioè mettendo un pannello traslucido tra il sole e il soggetto. In gergo si chiama scrim o pannello diffusore o bandiera diffusore. È il singolo strumento che cambia di più il risultato di un ritratto in pieno sole.

Scrim diffusore posizionato tra il sole e il soggetto per ammorbidire la luce in un ritratto in luce naturale Bandiera diffusore che trasforma il sole duro in luce morbida e avvolgente per un ritratto Pannello diffusore traslucido per controllare e ammorbidire la luce naturale del sole

Il principio è quello della regola di prima. Il sole, da solo, appare piccolo e quindi è duro. Ma se appendi un telo diffusore abbastanza grande, lo contrapponi tra il sole e il volto, e lo tieni vicino al soggetto, quel telo diventa la nuova sorgente di luce. Il sole non illumina più direttamente il viso: illumina il telo, e il telo illumina il viso. E un telo abbastanza grande, ad esempio di diamerto di 89-90 cm se rotodno oppure 90x80cm se quadrato, visto da pochi centimetri, appare enorme. Sorgente grande e vicina, quindi luce morbida.

È lo stesso identico principio di un softbox in studio. Un softbox non è altro che una superficie diffondente messa davanti a un flash. Il pannello diffusore, qualunque esso sia, è la sua versione per esterni, con il sole al posto del flash. Capito questo, hai capito metà dell'illuminazione. Se vuoi vedere come funziona lo stesso principio in studio, con luci artificiali al posto di quella naturale, ne ho parlato in Tecniche di illuminazione fotografica in studio

Il pannello diffusore risolve tre problemi pratici.

  • Il primo: il soggetto smette di strizzare gli occhi, perché la luce che lo raggiunge è molto meno aggressiva.
  • il secondo: non hai quelle brutte ombre sotto gli occhi del soggetto, che creano quelli che di solito chiamo gli 'Occhi del Panda'
  • Il terzo: se la giornata è variabile, con nuvole che entrano ed escono, il diffusore stabilizza la luce, perché tu stai già lavorando con luce diffusa e l'arrivo di una nuvola incide molto meno.

Una nota pratica di cui ti rendi conto solo sul campo: più avvicini lo scrim al soggetto, più la luce diventa morbida e più gli occhi si rilassano, invece più lo allontani, più la luce torna dura. La distanza è il tuo regolatore.

Come si reindirizza la luce del sole verso le ombre?

Si reindirizza con un pannello riflettente, che raccoglie la luce del sole e la rimanda nelle zone in ombra del volto. È il modo più semplice per schiarire un'ombra senza aggiungere alcuna sorgente.

Quando illumini un volto da un solo lato, l'altro lato resta in ombra. A volte quell'ombra è troppo profonda e perde dettaglio. Il riflettente serve esattamente a questo: lo direzioni verso il lato in ombra, intercetta una parte della luce solare e la rispedisce sul viso, alleggerendo l'ombra senza cancellarla.

La quantità di luce che rimandi si chiama, in pratica, rapporto di riempimento. Più il pannello è vicino e più è riflettente, più schiarisci. Un pannello bianco rimanda una luce delicata e neutra. Un pannello argentato rimanda una luce più intensa, più contrastata e più speculare, utile da lontano ma, attenzione, con quest'ultimo è facile esagerare, inoltre, spesso la luce appare anche un po' più fredda rispetto al bianco. Per i ritratti, il bianco è quasi sempre la scelta più sicura, perché perdona gli errori e non altera il colore della pelle.

Pannello riflettente bianco che rimanda la luce del sole nelle ombre del volto Fotografo che usa un pannello riflettente per schiarire le ombre in un ritratto in luce naturale Pannello riflettente per modellare la luce del sole su un ritratto in esterni

Attenzione a un errore tipico di chi inizia: posizionare il pannello riflettente argentato dal basso verso il viso, a piena potenza. Crea una luce innaturale che arriva da sotto, illuminando le narici e creando quel 'Monster Look' che accade quando la luce arriva dal basso. In moda questo è un genere di illuminazione che si utilizza saltuariamente, ma nel ritratto praticamente mai, perché quello che vogliamo è volorizzare il soggetto e questa luce non è assolutamente quella giusta allo scopo. Se usi un riflettente, fallo arrivare da un'angolazione coerente con la luce principale, non da una direzione che in natura non esisterebbe mai.

Perché a volte serve togliere luce invece di aggiungerla?

Perché all'aperto la luce non arriva solo dal sole. Rimbalza da terra, dai muri, dal cielo, e va a riempire le ombre da sola, spesso troppo. Togliere questa luce di rimbalzo con una superficie nera si chiama negative fill, ed è la tecnica che separa un ritratto piatto da un ritratto con forma.

Il negative fill è il contrario del riflettente. Invece di un pannello chiaro che rimanda luce, usi un pannello nero che la assorbe. Lo posizioni sul lato in ombra del soggetto, il più vicino possibile, e quel nero impedisce alla luce ambientale di tornare a riempire l'ombra. Il risultato è un'ombra più profonda, un contrasto più deciso e un volto che acquista volume.

Bandiera nera (negative fill) sul lato in ombra del soggetto per dare forma al volto Negative fill con pannello nero per approfondire le ombre e aumentare il contrasto del ritratto Bandiera nera per togliere la luce di rimbalzo e modellare la luce del sole sul volto

Per assorbire davvero la luce serve un nero che sia nero per davvero. Quello che conta è che la superficie sia scura, opaca e a pelo profondo: un velluto cattura la luce molto meglio di un tessuto liscio e lucido, che invece ne rimanda indietro una parte. Una misura comoda è circa un metro e mezzo per due, sostenuta da stativi e morsetti. Ma anche cartoncini neri possono essere utili per questo lavoro.

Il concetto che vorrei passarti è questo: non sempre un ritratto migliora aggiungendo luce, molto spesso migliora togliendola. La forma di un volto nasce dal contrasto tra le zone illuminate e quelle in ombra, e se riempi tutte le ombre con la luce di rimbalzo, quel contrasto sparisce e con lui sparisce la tridimensionalità.

Cosa fai quando il sole è alto e arriva dall'alto?

Quando il sole è quasi a picco, la luce piove dall'alto e scava ombre dure sotto le sopracciglia, gli occhi, il naso e il mento. La prima mossa non è togliere luce, è ammorbidirla. Metti un pannello diffusore sopra il soggetto, anche un ombrello diffusore potrebbe essere utile a diffondere quella luce zenitale, oppure metti il soggetto in una zona in ombra in cui tu puoi lavorare, sfruttando la luce di rimbalzo per illuminare il soggetto. Sono queste due soloziuoni a risolvere le ombre dure del sole a picco.

Non sempre si ha una zona in ombra in cui posizionare il soggetto, per questo in tali situazioni ce la procuriamo noi l'ombra, come mi chiederai?

Semplice con un pannello nero, che blocca la luce, posto sopra il soggetto. Spesso chiamato 'tetto nero', o 'negative fill dall'alto', e non serve a schiarire le ombre. Serve a togliere la luce e creare l'ombra. Blocca la luce del cielo che arriva da sopra, così, riesci a controllare meglio la luce del sole e modellarla di conseguenza secondo le tue esigenze È un modo per togliere alla luce ambiente la direzione che non ti serve e tenere solo quella che hai scelto tu.

Un aspetto fondamentale quando scattiamo in esterno è quello di tenere sempre presente che ci saranno sempre contaminazioni cromatiche ed è importante riconoscerle per evitare che rovini l'incarnato dei nostri soggetti.

La contaminazione cromatica è la tinta che la pelle prende dalla luce colorata che rimbalza dalle superfici intorno al soggetto. Un muro rosso, un prato verde, una giacca gialla: tutto ciò che è vicino al volto e viene colpito dal sole rimanda sul volto un riflesso del proprio colore. E sulla pelle si vede subito e non è bello.

Il fenomeno fisico si chiama interriflessione diffusa. Una superficie colorata colpita dalla luce non assorbe tutte le lunghezze d'onda della luce come fa il nero: rimanda solo la lunghezza d'onda che fa apparire del suo colore. L'erba colpita dal sole rispedisce luce verde, i mattoni rispediscono luce rossa, e quella luce va a creare una dominante sull'incarnato del tuo soggetto. È lo stesso motivo per cui un foglio bianco appoggiato vicino a un oggetto rosso prende una sfumatura rosata.

Lo vedo succedere di continuo sui set in esterni. Una modella con un muro di mattoni alle spalle, a mezzogiorno, e una volta scattata la foto, sul monitor l'incarnato ha una dominante rossa. Il motivo è quel muro. 

Sulla pelle è un problema serio, perché l'occhio umano è specializzato nel leggere gli incarnati e nota subito quando una guancia tende al verde o al rosso in modo innaturale. Ed è una contaminazione difficile da togliere in post-produzione, perché si annida nei mezzitoni della pelle, non impossibile da fare, ma noiosa. Quindi la correzione non parte da Photoshop, ma parte dalla fase di scatto, la buona notizia è che gli stessi pannelli neri mascheranti e i riflettenti risolvono anche questo. Una bandiera nera messa tra il muro colorato e il soggetto non blocca solo la luce di riempimento: blocca anche la luce colorata che quel muro rimanderebbe. Per questo i fotografi esperti, quando scelgono un punto in cui scattare, non guardano solo dove cade il sole. Guardano cosa c'è intorno al volto e di che colore è.

Una nota sulla temperatura colore che quasi nessuno spiega ai principianti

C'è un'ultima cosa che ti conviene sapere, perché spiega il motivo per cui certe foto in ombra "vengono blu" senza che tu abbia toccato niente.

La luce del sole non ha sempre lo stesso colore, questo perché varia durante tutta la giornata. Il sole diretto di mezza giornata è una luce piuttosto neutra. Ma il soggetto in ombra aperta non è illuminato dal sole: è illuminato dal cielo azzurro. E il cielo azzurro è, per definizione, una luce blu. Per questo un ritratto scattato in ombra tende a virare al freddo, mentre lo stesso soggetto al sole tende al caldo. All'alba e al tramonto, poi, la luce attraversa più atmosfera e si scalda ancora di più, fino a quei toni dorati che chiamiamo golden hour.

Non è un dettaglio da nerd. È la ragione per cui due foto fatte a dieci minuti di distanza, nello stesso posto, possono avere un colore completamente diverso. Sapere da dove arriva, o da quale ora arriva, quel colore ti permette di sceglierlo, invece di scoprirlo dopo a casa. 

Schema dei quattro strumenti per modificare il sole

Luce naturale · Lo schema
I quattro strumenti per modellare il sole
 
01
Scrim · diffusore
Trasforma il sole duro in luce morbida e avvolgente.
Quando · sole pieno, il soggetto strizza gli occhi, vuoi pelle morbida.
02
Pannello riflettente
Schiarisce le ombre rimandando la luce del sole.
Quando · l'ombra sul volto è troppo profonda o si vuole semplicemente schiarire un'area.
03
Negative fill · pannello nero
Approfondisce le ombre togliendo la luce di rimbalzo.
Quando · il volto è piatto, vuoi più forma e contrasto, oppure si vuole evitare dominanti di colore.
04
Bandiera nera · tetto nero
Toglie la luce diffusa dall'alto o blocca la luce colorata.
Quando · per evitare di avere la luce di mezzogiorno dura sul soggetto, oppure ci sono superfici colorate come le foglie di alberi.

Nessuno di questi strumenti agisce sul sole. Agiscono tutti sullo spazio intorno al soggetto, ed è proprio questo il cambio di mentalità che separa chi subisce la luce naturale da chi la dirige. Non chiedere alla giornata di darti la luce giusta. Prendi la luce che c'è e modellala.

Domande frequenti sulla luce del sole nei ritratti

Qual è l'ora migliore per fotografare ritratti in luce naturale?

La golden hour, cioè la prima ora dopo l'alba e l'ultima prima del tramonto. Il sole è basso sull'orizzonte, quindi la luce è più morbida, calda e direzionale, e il soggetto non strizza gli occhi. Non è però l'unica opzione: a mezzogiorno puoi ottenere ottimi ritratti diffondendo il sole con uno scrim o lavorando in ombra aperta.

Come si evita che il soggetto strizzi gli occhi al sole?

Non mettere mai il sole diretto sul viso. Le strade sono tre: gira il soggetto in modo che il sole arrivi da dietro o di lato, spostalo in ombra aperta, oppure metti uno scrim tra il sole e il volto per ammorbidire la luce. In tutti e tre i casi gli occhi si rilassano e lo sguardo torna naturale.

Serve per forza un flash per i ritratti in luce naturale?

No. Scrim, pannello riflettente e negative fill bastano a controllare il sole senza alcuna sorgente artificiale. Il flash diventa utile solo quando vuoi vincere un controluce molto forte o mantenere lo sfondo esposto correttamente mentre schiarisci il soggetto. Per iniziare, però, impara prima a modellare la luce che già hai.

Qual è la differenza tra un diffusore e un riflettente?

Il diffusore, o scrim, si mette tra il sole e il soggetto e serve ad ammorbidire la luce, allargando la sorgente. Il riflettente si mette dal lato opposto e serve a rimandare luce nelle ombre per schiarirle. Uno trasforma la qualità della luce, l'altro ne ridistribuisce la quantità. Fanno lavori diversi e spesso si usano insieme.

Se vuoi vedere questi schemi applicati su un set vero, passo dopo passo, con il soggetto davanti e i pannelli in mano, è esattamente quello su cui lavoriamo nei corsi di Imagery Academy. Lì la luce naturale smette di essere fortuna e diventa metodo.

Close

50% Complete

Rimani aggiornato!

Iscriviti alla nostra newsletter per seguire la nostra formazione gratuita, le novità sui corsi che stiamo lanciando, aggiornamenti e curiosità dall'industria della fotografia.