Affinity, DaVinci Resolve 21 e Capture One 16.7.7 stanno costruendo un nuovo ecosistema creativo per fotografi, designer e videomaker. Il punto chiave è il supporto al formato .af di Affinity: DaVinci Resolve può leggere file Affinity all’interno del workflow video, mentre Capture One permette un flusso di lavoro più fluido tra selezione, sviluppo RAW, ritocco e consegna finale. Il risultato è una pipeline più integrata, meno dipendente da esportazioni intermedie e più interessante per chi cerca un’alternativa professionale all’ecosistema Adobe.
Non significa che Photoshop, Lightroom, Premiere o After Effects siano improvvisamente inutili. Significa qualcosa di più interessante: oggi un creativo può iniziare a costruire un flusso di lavoro professionale scegliendo strumenti diversi, comunicanti tra loro, senza essere obbligato a restare dentro un solo recinto software.

Per anni il mercato dei software creativi è stato dominato da un modello molto chiaro: un’unica suite, tanti programmi collegati tra loro e un abbonamento mensile da pagare per continuare a lavorare. Per molti professionisti questa soluzione è comoda, stabile e ancora oggi molto potente. Ma non è l’unica strada possibile.
Negli ultimi anni il modo di produrre immagini è cambiato. Il fotografo non consegna più solo fotografie. Spesso deve gestire anche video brevi, contenuti verticali, grafiche per social, impaginati, presentazioni, materiali per campagne digitali, motion graphics, color grading e asset coordinati per brand. In pratica, il lavoro del fotografo contemporaneo è diventato più ibrido.
Ed è qui che entra in gioco la combinazione tra Affinity, DaVinci Resolve e Capture One.
Affinity copre l’area del fotoritocco, della grafica vettoriale e dell’impaginazione. Capture One resta uno degli strumenti più solidi per scatto in tethering, gestione colore, sviluppo RAW e selezione professionale delle immagini. DaVinci Resolve, già noto per il video editing e il color grading cinematografico, con la versione 21 introduce una Photo Page pensata anche per il lavoro sulle immagini statiche.
La cosa interessante non è soltanto che questi software esistano. La vera novità è che iniziano a dialogare meglio tra loro.
Il formato .af è il formato nativo di Affinity. In pratica, è il file di lavoro che conserva la struttura del progetto realizzato in Affinity: livelli, elementi grafici, regolazioni e composizioni. Per chi è più pratico di Photoshop, per capirsi, equivale al formato .psd.
Fino a poco tempo fa, spostare un file da un software all’altro significava spesso passare da formati intermedi come PSD, TIFF, PNG o JPEG. Questo funzionava, ma aveva un problema: ogni esportazione aggiungeva attrito. A volte si perdevano livelli, metadati, flessibilità o semplicemente tempo.
Per un professionista, il tempo perso nelle esportazioni è una piccola tassa invisibile. La paghi ogni volta che devi salvare una versione, importarla in un altro programma, accorgerti che manca qualcosa, rifare l’export e sperare che il cliente nel frattempo non abbia cambiato idea sul colore del logo.
Il supporto al formato .af riduce proprio questo attrito.
DaVinci Resolve può usare file Affinity nei progetti video, mantenendo un collegamento più diretto con il file originale. Capture One, invece, permette di esportare verso Affinity e reimportare il risultato finale nella propria libreria, così da gestire l’intero progetto fotografico in modo più ordinato.
Qui è importante essere precisi: in Capture One il file Affinity rientra come immagine renderizzata. Questo vuol dire che non si devono immaginare i livelli di Affinity completamente modificabili dentro Capture One. Il vantaggio è un altro: poter mantenere il lavoro organizzato nel catalogo o nella sessione, accanto ai RAW e agli altri file di consegna, evitando passaggi inutilmente macchinosi.
Il flusso di lavoro più interessante per i fotografi parte da Capture One.
Un possibile workflow professionale è questo:
scatti in tethering o importi i RAW in Capture One;
fai selezione, rating, color correction iniziale e sviluppo RAW;
mandi l’immagine in Affinity per il ritocco avanzato, il compositing o la preparazione grafica;
salvi il file Affinity;
riporti il risultato finale in Capture One per organizzazione, archiviazione ed esportazione.
Questo workflow è utile soprattutto per chi lavora in studio, su campagne moda, beauty, still life, ritratto editoriale o contenuti commerciali.
Capture One resta forte nella fase iniziale: gestione colore, profili camera, tethering, selezione e sviluppo RAW. Affinity entra invece nella fase più artigianale del lavoro: pulizia pelle, compositing, elementi grafici, layout, piccoli interventi creativi o preparazione dell’immagine per destinazioni specifiche.
Il vantaggio pratico è che non devi trattare ogni passaggio come un’isola separata. Il file finale può rientrare nel sistema di gestione di Capture One, insieme al resto del progetto. Questo è molto utile quando devi consegnare decine o centinaia di immagini e vuoi mantenere ordine tra originali, varianti, ritocchi e output finali.
C’è però una limitazione importante: al momento il workflow .af con Capture One è disponibile su macOS con Apple Silicon e richiede Affinity 3.2 o versioni successive. Chi lavora su Windows o su Mac Intel dovrà verificare la compatibilità o continuare a usare formati intermedi come TIFF o PSD.

L’integrazione tra Affinity e DaVinci Resolve è particolarmente interessante per chi lavora con contenuti ibridi: fotografia, video, social, backstage, reel, campagne digitali e materiali promozionali.
DaVinci Resolve può supportare file Affinity .af all’interno del workflow video. Questo permette di usare asset creati in Affinity (grafiche, loghi, overlay, layout, elementi vettoriali o composizioni) direttamente in un progetto video.
Il caso pratico è semplice: crei un layout in Affinity, lo inserisci in DaVinci Resolve e lo usi come elemento grafico nella timeline. Se poi modifichi il file originale in Affinity e lo salvi, Resolve può aggiornare l’asset nel progetto. Tradotto: meno esportazioni, meno versioni duplicate, meno caos nella cartella “final_final_veramente_finale_3”.
Per un fotografo che produce anche video, questo cambia parecchio.
Puoi progettare in Affinity:
copertine per reel;
end card;
titoli animabili;
grafiche per video verticali;
elementi coordinati per un brand;
layout editoriali da trasformare in contenuti motion;
visual per campagne social.
Poi puoi portarli in DaVinci Resolve per montarli, animarli, colorarli e integrarli in un contenuto video.
Questo è particolarmente utile per fotografi di moda, beauty, ritratto e prodotto che devono consegnare non solo immagini statiche, ma anche contenuti video coerenti con l’identità visiva della campagna.
DaVinci Resolve è sempre stato associato soprattutto al video editing e al color grading. Con la versione 21, però, la nuova Photo Page apre un territorio molto interessante per i fotografi.
La Photo Page permette di organizzare, valutare, modificare e lavorare su immagini statiche direttamente dentro Resolve. La logica è diversa da Lightroom: Resolve ragiona molto per nodi, color grading, strumenti avanzati di selezione e interventi mirati sull’immagine.
Per chi viene dalla fotografia può sembrare meno immediato all’inizio. Ma per chi ama il controllo sulla luce, sul colore e sull’atmosfera, è un ambiente molto potente.
Con DaVinci Resolve 21 puoi lavorare su:
file RAW di diversi marchi fotografici;
immagini JPEG, TIFF, HEIC e altri formati comuni;
correzione colore;
maschere;
riduzione rumore;
nitidezza;
look cinematografici;
organizzazione e valutazione delle immagini;
batch export;
integrazione tra foto e timeline video.
Il punto davvero interessante è che la stessa immagine può vivere dentro un progetto più ampio. Una foto può diventare parte di un video, di un reel, di una sequenza animata, di una presentazione o di un contenuto promozionale.
In un mercato in cui i clienti chiedono sempre più spesso “anche qualche video”, questo non è un dettaglio. È sopravvivenza creativa con un pizzico di strategia.
Affinity non va letto solo come “il programma alternativo a Photoshop”. Questa definizione è comoda, ma riduttiva.
Con il rilancio sotto Canva, Affinity è diventato un ambiente creativo più ampio: fotoritocco, design vettoriale e layout convivono in un’unica applicazione. Per chi crea contenuti visivi, questo significa poter passare dal ritocco di un’immagine alla costruzione di un layout o di un asset grafico senza cambiare continuamente programma.
La versione 3.2 introduce anche integrazioni pensate per team e workflow più fluidi, come il dialogo con Brand Kit e strumenti di automazione tramite AI.
Per un singolo fotografo questo può significare velocizzare operazioni ripetitive. Per uno studio o una piccola agenzia può significare mantenere più coerenza tra immagini, materiali social, grafiche, presentazioni e contenuti commerciali.
Il grande tema è questo: il lavoro creativo non è più solo “modifico una foto”. È “costruisco un sistema visivo coerente intorno a una foto”.
E Affinity sta cercando di occupare esattamente quello spazio.

Una delle novità più interessanti è l’integrazione tra Affinity e Claude per l’automazione di attività ripetitive.
Invece di creare script complessi a mano, l’utente può descrivere un processo in linguaggio naturale. Per esempio:
“Ridimensiona queste immagini per il web, applica questa impostazione di esportazione e prepara una versione per Instagram.”
Oppure:
“Crea una serie di varianti grafiche usando questi colori, questo font e questo formato.”
L’obiettivo non è sostituire il gusto del creativo. Il punto è togliere dalle mani del professionista quelle micro-operazioni meccaniche che consumano tempo e attenzione.
Per chi produce tanto contenuto, l’automazione può diventare una piccola rivoluzione quotidiana. Non perché farà il lavoro creativo al posto tuo, ma perché può toglierti di mezzo una parte della zavorra tecnica.
La differenza è sottile ma fondamentale: l’AI non dovrebbe decidere l’estetica. Dovrebbe liberare spazio mentale per permetterti di decidere meglio.
Immaginiamo un editoriale moda o una campagna beauty.
Durante lo shooting lavori in tethering su Capture One. Il cliente, l’art director o il team vedono le immagini in tempo reale. Applichi una color correction e color grading iniziale, fai selezione, assegni rating, organizzi le varianti migliori.
Le immagini selezionate passano in Affinity. Qui lavori su pulizia pelle, piccoli interventi di compositing, correzioni locali, elementi grafici o preparazione di versioni specifiche per campagna, e-commerce, ADV o social.
Il file finale torna in Capture One per essere archiviato, confrontato con le varianti, inserito nel flusso di export e consegnato in formati diversi.
Gli asset grafici creati in Affinity, insieme a backstage video o clip di campagna, vengono portati in DaVinci Resolve. Qui crei reel, teaser, video verticali, presentazioni animate, mood video o contenuti per il lancio del progetto.
Il risultato è un sistema coordinato: immagini finali, video, grafiche, contenuti social e materiali commerciali parlano la stessa lingua visiva.
Questa è la direzione in cui si sta muovendo il mercato: non più singoli file, ma ecosistemi di contenuto.
Dipende da cosa devi fare.
Per alcuni professionisti, Adobe resta ancora la scelta più comoda, soprattutto in contesti in cui Photoshop, Lightroom, Illustrator, InDesign, Premiere e After Effects sono già integrati nei processi del team o richiesti dai clienti.
Ma oggi Affinity, DaVinci Resolve e Capture One rappresentano una combinazione sempre più credibile per chi vuole costruire una pipeline alternativa.
La risposta più onesta è questa: non è una sostituzione automatica, è una possibilità concreta.
Se il tuo lavoro ruota intorno a fotografia, ritocco, color grading, contenuti video e produzione visiva per brand, questo ecosistema merita attenzione. Non perché sia “contro Adobe”, ma perché ti permette di pensare il workflow in modo più modulare.
Scegli il software migliore per ogni fase:
Capture One per scatto, selezione e sviluppo RAW;
Affinity per ritocco, grafica e layout;
DaVinci Resolve per color grading, video e contenuti ibridi.
Il primo vantaggio è la riduzione dell’attrito. Meno passaggi manuali significano meno errori, meno file duplicati e meno tempo perso.
Il secondo vantaggio è la flessibilità. Puoi usare strumenti specializzati senza dover restare bloccato in una sola suite.
Il terzo vantaggio è la qualità. Capture One è molto forte nella gestione colore e nello sviluppo RAW. DaVinci Resolve è uno standard nel color grading. Affinity offre strumenti solidi per ritocco, compositing e grafica.
Il quarto vantaggio è economico. Per molti creativi, soprattutto freelance, studenti e piccoli studi, ridurre la dipendenza dagli abbonamenti può avere un impatto concreto sui costi annuali.
Il quinto vantaggio è strategico: questo workflow rispecchia meglio il modo in cui oggi vengono prodotti i contenuti. Foto, video, grafiche e motion non sono più mondi separati. Sono parti dello stesso racconto visivo.
Un articolo serio non deve trasformarsi in televendita da notte fonda, anche perché non sono pagata per parlarti di questo. Quindi parliamo anche dei limiti.
Il primo limite è la compatibilità. Alcune funzioni, come il workflow .af con Capture One, possono dipendere da specifiche versioni software e da hardware preciso, in particolare macOS con Apple Silicon.
Il secondo limite è la curva di apprendimento. DaVinci Resolve, soprattutto nella logica a nodi, non è immediato per chi viene da Premiere o altri software. È potente, ma richiede tempo di studio e metodo.
Il terzo limite è la collaborazione. Se lavori con team, agenzie o clienti che usano esclusivamente Adobe, potresti comunque dover consegnare file in formati compatibili o mantenere un ponte con Photoshop, PSD o altri standard.
Il quarto limite riguarda il concetto di “non distruttivo”. Non tutte le informazioni restano modificabili in ogni software nello stesso modo. In particolare, quando un file Affinity rientra in Capture One, va considerato come output renderizzato, non come documento multilivello completamente editabile dentro Capture One.
Questi limiti non cancellano il valore del workflow. Semplicemente aiutano a usarlo con aspettative corrette.
Questo ecosistema conviene soprattutto a:
fotografi che lavorano anche con video e contenuti social;
retoucher che vogliono ridurre passaggi intermedi;
videomaker che usano grafiche statiche e asset fotografici;
content creator che producono formati diversi per lo stesso progetto;
piccoli studi creativi che vogliono contenere i costi software;
designer e fotografi che lavorano su campagne coordinate;
professionisti che vogliono maggiore controllo su colore, layout e consegna.
È meno adatto a chi cerca una soluzione completamente automatica o a chi lavora in ambienti rigidamente standardizzati su Adobe.
La domanda giusta non è: “Posso eliminare Adobe domani mattina?”
La domanda giusta è: “Quale parte del mio workflow può diventare più fluida, più economica o più coerente usando questi strumenti?”

La vera notizia non è che esiste un’alternativa ad Adobe. La vera notizia è che il lavoro creativo sta diventando meno lineare e più modulare.
Un fotografo oggi può scattare, sviluppare, ritoccare, impaginare, animare, colorare e consegnare contenuti per piattaforme diverse. Non sempre ha senso fare tutto nello stesso software. Ma ha sempre più senso usare strumenti che comunicano tra loro in modo intelligente.
Affinity, DaVinci Resolve e Capture One stanno andando in questa direzione: meno attrito, più interoperabilità, più libertà di costruire un workflow personale.
Per chi lavora con fotografia, moda, beauty, ritratto, contenuti commerciali o comunicazione visiva, questo ecosistema non è solo una curiosità tecnica. È un segnale preciso del futuro: il creativo non sarà più definito dal software che usa, ma dalla qualità del sistema visivo che riesce a costruire.
E, diciamolo, se nel frattempo possiamo evitare qualche esportazione inutile e qualche abbonamento che sanguina in silenzio dalla carta di credito, non ci offendiamo.
Possono sostituire parte del workflow Adobe, soprattutto per fotografi, retoucher e creator che lavorano con sviluppo RAW, ritocco, grafica e video. Non sono però una sostituzione automatica per tutti: dipende dal tipo di lavoro, dai clienti, dai formati richiesti e dal livello di integrazione necessario con altri team.
Il formato .af è il formato nativo di Affinity. Serve a salvare progetti creati in Affinity mantenendo la struttura del documento, come livelli, elementi grafici e regolazioni. Il supporto di questo formato in altri software permette workflow più fluidi tra fotografia, grafica e video.
Sì, Capture One 16.7.7 introduce il supporto al formato .af per un workflow tra Capture One e Affinity. È possibile esportare immagini verso Affinity e reimportare il risultato finale in Capture One. Il file rientrato viene gestito come immagine renderizzata, non come documento con livelli completamente editabili dentro Capture One.
Sì. DaVinci Resolve può supportare file Affinity .af nei progetti video, rendendo più semplice usare grafiche, layout e asset creati in Affinity all’interno di timeline, contenuti social, motion graphics e video professionali.
Sì. DaVinci Resolve 21 introduce una Photo Page pensata per organizzare, modificare e colorare immagini statiche. È particolarmente interessante per chi vuole applicare strumenti di color grading e logiche da cinema anche alla fotografia.
Sì, è particolarmente adatto a fotografi di moda, beauty, ritratto e advertising che devono produrre non solo immagini finali, ma anche video, contenuti social, grafiche coordinate e materiali di comunicazione per brand.
Un workflow efficace prevede Capture One per scatto, tethering e sviluppo RAW; Affinity per ritocco, compositing, grafica e layout; DaVinci Resolve per color grading, video editing e contenuti ibridi foto-video.
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